Sommersi fino al collo

4 Agosto 2009

In Campania sono stati fatti grandi passi  avanti con la differenziata , ormai non c’è traccia di di “munnezza” per le strade, ma è rimasta tanta merda… ma proprio tanta, che viene diligentemente versata in mare così com’è. E io che credevo di soffocare immerso nella monnezza,  per fortuna è solo merda….


SORRENTO, MARE SPORCO? IL GIUDICE DI PACE DA IL RISARCIMENTO DANNI AI BAGNANTI

27 Luglio 2009

Gli utenti e i bagnanti possono aver diritto al risarcimento dei danni nel caso di mare sporco, lo ha deciso il giudice di pace a Sorrento ma il principio vale per Amalfi, Paestum, per la Costiera amalfitana, il Cilento oltre che la Penisola Sorrentina.

Negli ultimi giorni, sulle questioni del mare inquinato, dei depuratori non funzionanti, dei bagnanti in fuga dalle spiagge, e del possibile disastro ambientale, si è teso a sdrammatizzare, quasi a voler mettere in secondo piano le chiazze nerastre che viaggiavano in mare lo scorso fine settimana. Tutto ciò anche a causa dei dati rassicuranti forniti dall’Arpac, l’Agenzia Regionale per l’Ambiente, che subito dopo l’ondata di allarmismo, ha effettuato dei prelievi, giudicando il mare “balneabile” e l’inquinamento “transitorio”.

Eppure, sempre pochi giorni fa, è stata resa nota una sentenza pubblica del giudice di pace di Sorrento, Eliseo Desiderio, che fa letteralmente a pugni con quanto decretato dall’Arpac. Infatti, in base al fatto che il mare sarebbe inquinato in penisola sorrentina a causa del mancato funzionamento degli impianti di depurazione, il giudice Desiderio ha ritenuto di riconoscere al cittadino un danno economico, in quanto sarebbe stato leso il proprio diritto alla salute. La sentenza è giunta a chiare lettere dopo che diverse associazioni presenti sul territorio tra penisola sorrentina e Castellammare di Stabia, hanno presentato una considerevole mole di documentazione sia per ciò che riguarda le analisi delle acque, sia per i depuratori non funzionanti. Si attendono ora, com’è ovvio, ulteriori indagini e analisi sullo stato dei luoghi e degli impianti, ma se le cose dovessero restare così come segnalato dalle associazioni, i cittadini potrebbero avvalersi contro chi gestisce i depuratori, ovvero la Gori spa.

Ciò che è sicuro, è che dall’evidente conflitto tra i dati Arpac e la sentenza del giudice di pace di Sorrento, sta nascendo un’enorme confusione: in pratica, da un lato c’è il riconoscimento in termini di legge sul fatto che il mare è inquinato e che i bagnanti possono chiedere i risarcimenti per lesione del diritto alla salute; dall’altro le istituzioni che rassicurano e sdrammatizzano impugnando i datti dell’Agenzia Regionale. Bisogna sottolineare, inoltre, che quanto dichiarato dal giudice Desiderio è precedente alla pubblicazione dei dati Arpac, di appena qualche giorno. Cosa sta succedendo, quindi, di fronte alle nostre coste? Gli abitanti della penisola sorrentina subiscono oppure no gli effetti del mare inquinato?

Chi, nel week-end, dopo un tuffo nelle acque di Sorrento, Vico Equense, Castellammare di Stabia, Capri o Ischia, ha dovuto poi recarsi dai medici, è pronto a dire di si, ma le istituzioni, la Regione ed i Comuni non sono proprio d’accordo. Certo è che bisogna prendere provvedimenti, per il bene dei gestori dei lidi, che incolpevoli si stanno ritrovando tra le mani una patata troppo bollente, e per quello dei bagnanti, affinché si possano riappropriare del mare. Come già accennato, si attendono ora ulteriori analisi che sia Legambiente che Arpac hanno detto di voler effettuare nelle prossime ore. Una conferma, non così improbabile, della non balneabilità delle acque, potrebbe comportare azioni legali per risarcimenti collettivi senza precedenti: responsabili saranno ritenuti chi ha costruito e chi detiene in gestione gli impianti di depurazione della penisola sorrentina.

Via :http://www.positanonews.it


La pesca misteriosa

24 Luglio 2009

I pescatori della marineria di Molfetta hanno segnalato la presenza di sostanze sospette nelle reti che calano quotidianamente in mare. Una sostanza che a contatto con la pelle provoca irritazioni e problemi di varia natura. il Fatto.net si è imbarcata su uno dei natanti e ha documentato la presenza di questa strana sostanza. Dopo la pubblicazione del video è stata aperta una inchiesta dalla Guardia Costiera e dall’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente.


SOS MARE MEDITERRANEO, MINACCIA CLIMA E’ REALTA

1 Luglio 2009

OSSERVATORIO MEDUSE;GRANDE SPIAGGIAMENTO IN LIGURIA

di Elisabetta Guidobaldi

Caldo, mucillagini, invasioni di specie da lidi diversi e lontani, alterazioni degli stock di pescato. E’ Sos Mediterraneo. E nella stagione del cambiamento climatico sembra ormai certo che le parole della famosa canzone di Piero Focaccia negli anni Sessanta ‘Stessa spiaggia stesso mare’ non valgano più almeno per quanto riguarda le nostre acque. A lanciare l’allarme rosso per il Mare Nostrum è Greenpeace in un inedito dossier dal titolo ‘Un mare d’inferno-il Mediterraneo e il cambiamento climatico’ che per la prima volta mette tutte insieme, nero su bianco, le emergenze documentate scientificamente.

“Per il Mediterraneo finora abbiamo per così dire navigato per ’spot’, cioé a seconda dei singoli allarmi. Ora invece - ha detto all’ANSA Alessandro Giannì responsabile campagne Greenpeace e curatore del dossier - abbiamo finalmente il quadro completo di quello che succede a tavola, nel turismo, nell’ambiente”. In particolare, scrive Greenpeace “il Mediterraneo è già cambiato e in peggio”.  Ecco la fotografia scattata da Greenpeace:

- EFFETTO CALDO:
Il Mediterraneo rappresenta meno dell’1% della superficie marina globale ma ospita dal 5 al 15 per cento della biodiversità marina nota. Questo ‘punto caldo’ di diversità biologica è anche un punto caldo per i rischi climatici. In particolare negli strati profondi del Mediterraneo è stato dimostrato un aumento annuo di temperatura dell’ordine di 0,004 gradi ma “più in superficie, e lungo le coste, l’aumento delle temperature è di gran lunga maggiore. L’aumento medio registrato nel bacino nord-occidentale è di un grado negli ultimi 30 anni, mentre l’ondata di calore del 2003 è stato l’evento più caldo registrato sott’acqua (oltre che su terraferma in Europa) degli ultimi 500 anni”. Le conseguenze sono sulla pesca ma anche su specie di spugne, coralli (compreso il corallo rosso) e gorgonie.

- SOS SICUREZZA A TAVOLA:
Aumento delle temperature, variazioni delle precipitazioni e quindi degli apporti di nutrienti dei fiumi, così come le possibili modifiche alle correnti, sono stati variamente correlati (assieme alla pesca eccessiva) alla diminuzione delle popolazioni di specie ittiche di importanza commerciale. La pesca ai piccoli pelagici, come le acciughe è sensibile alle alterazioni del clima. La notevole diminuzione dello stock delle acciughe in Adriatico negli anni Ottanta, crollate da 640mila a 16mila tonnellate, sarebbe in gran parte spiegabile da cambiamenti nelle condizioni idroclimatiche.

- INVASIONI BIOLOGICHE E SPECIE ‘ALIENE’:
Le specie ‘aliene’ fino a pochi anni fa erano specie totalmente sconosciute nel Mare Nostrum e di provenienza subtropicale, penetrate da Gibilterra ma soprattutto dal Canale di Suez. Una colonizzazione “considerevolmente aumentata negli ultimi 15 anni”. Molte sono oggetto di pesca commerciale (come alcuni crostacei in Israele, Libano e Siria) ma a volte si tratta di brutte sorprese come tre specie di pesci palla (tossici) che hanno avuto una crescita ‘esplosiva’ nel bacino orientale e sono state già segnalate anche in Italia. Per non parlare delle alghe Caulerpa taxifolia (o alga killer) e la più abbondante ormai Caulerpa racemosa che si trova in gran parte dei fondali costieri rocciosi italiani (di solito tra 5 e 30 metri), entrambe note per alterare gli ecosistemi dei fondali. C’é anche chi a temperature più calde si espande come la donzella pavonina che, proveniente dal Mediterraneo orientale, è stato segnalato per la prima volta nel 1988 nell’Alto Tirreno: si ritiene che il suo ‘fronte di distribuzione’ sia avanzato di almeno 1.000 km. Ma sono circa 50 le specie che mostrano una evidente alterazione della loro distribuzione e non solo nel Tirreno.

- LA CURA DEI PARCHI:
‘Cura’ dei parchi marini per fermare il futuro “più caldo, arido e ostile” del Mediterraneo. Nell’appello Greenpeace sottolinea l’urgenza di rendere i nostri mari “più ‘robusti’ e resistenti al cambiamento in corso”. E uno degli strumenti più efficaci, afferma Alessandro Giannì, “é la realizzazione di una rete di riserve marine”. Sono 32 quelle d’altura da realizzare nelle aree più sensibili del Mediterraneo per il 2012 al più tardi. “In fondo - afferma Giannì - il Mar Mediterraneo è la nostra assicurazione contro un futuro imprevedibile, che sarà più caldo, arido e ostile”.

via :http://www.ansa.it


Vietato fumare a pesca

8 Giugno 2009

buttsinsand.jpgDa una ricerca dell’università di San Diego, si apprende che i mozziconi di sigaretta gettati in mare, o nei fiumi, sono altamente inquinanti e possono uccidere i pesci. Un solo mozzicone gettato in un litro d’acqua può uccidere un pesce nell’arco di 96 ore. Inoltre il materiale del filtro non è nemmeno biodegradabile. Quindi se andiamo a pesca basta portare un pezzetto di carta allumino e richiudere dentro i nostri mozziconi per salvaguardare l’ambiente. Non fumare sarebbe ancora molto ma molto meglio…


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