Luccio di Mare

9 Luglio 2009

barracuda

Linneo 1758

Specie: Sphyraena sphyraena

Famiglia :SPHYRAENIDAE

Ordine: Perciformes

Classe: Actinopterygii

Le specie dei tropici sono conosciute col nome di barracuda e possono raggiungere la lunghezza di circa due metri.
Ha corpo cilindrico un po affusolato all’estremità anteriore. Il peduncolo caudale è più compresso.
La testa ha da una bocca grande che si apre per l’intera la lunghezza del muso e dalla mandibola molto prominente e munita alla parte estrema anteriore di un lobo, che a bocca chiusa copre quella della mascella superiore. L’occhio è abbastanza grande.
Una caratteristica del luccio marino è data dalla presenza di numerosi denti appuntiti e taglienti a forma di pugnale, leggerete ricurvi verso l’interno della bocca. Nella mascella superiore ne troviamo sono anteriormente quattro per ogni lato, seguiti da altri più piccoli e sottili. Anche sul palato ne troviamo da tre o quattro. Nella mandibola vi è un dente abbastanza lungo e appuntito spesso accompagnato da un’ altro uguale.
Le due pinne dorsali sono distanziate tra di loro: la prima è fatta da raggi spinosi e la seconda da raggi molli. Contrapposta alla seconda dorsale vi è la pinna anale che è formata da una spina non molto grande e da raggi molli. La caudale è molto forcuta con i lobi identici. Le pettorali sono corte e anche le ventrali che sono munite di una spina .
Il colore varia dall’adulto al giovane. Nel giovane non appaiono le caratteristiche 24 fasce nere verticali , che coprono la metà superiore dei fianchi negli esemplari adulti.
I lucci marini vivono vicino alle coste. Sono pelagici e nuotano in piccoli gruppi in superficie. La riproduzione avviene alla fine della primavera e all’inizio dell’estate. Le uova sono pelagiche e si trovano nel plancton. Gli stadi giovanili fino a 10 cm. si accostano alle rive sopratutto su fondali sabbiosi.

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Si nutre di altri pesci pelagici, latterini, sarde, boghe e altre specie di pesci. Quando sono alla stadio adulti preferiscono restare più sovente a mezz’acqua come in agguato e non si radunano più in gruppi numerosi come prima.
Si pesca occasionalmente con reti a strascico, tramagli, reti di circuizione e abbocca alle lenze ferme e anche alle traine. Allo stadio giovanile si cattura con la sciabica da terra. Insidiato a spinning o con il vivo nei porti o lungo scogliere . Alla canna è un combattente non di eccezionale sportività. Carne simile al merluzzo ottima per i bimbi per il suo gusto tendente al neutro
Raggiunge una dimensione di oltre un metro. Presente  in tutto il Mediterraneo

Specie diversa dal barracuda mediterraneo detto barracuda dalla bocca gialla.


Ricciola

5 Luglio 2009

ricciola

Risso 1810

Ha il corpo fusiforme, schiacciato ai lati. Le ricciole giovani hanno, in proporzione, l’altezza del corpo più grande di quella delle ricciole adulte.

Il profilo della testa declina in modo graduale dal dorso e finisce in un muso rotondo.

La bocca è grande e i denti sono molteplici, piccoli e sottili e disposti in ampie fasce si tutte e due le mascelle sia sul vomere, sui palatini e sulla lingua.

La pelle è liscia e ricoperta da scaglie molto piccole circa 150-180 sulla linea laterale.

Sul peduncolo caudale vi è una carena per l’ispessimento delle scaglie della linea laterale.

La prima dorsale è bassa e corta, composta da alcuni raggi spinosi non troppo robusti.

La seconda dorsale è molto lunga con profilo falciforme. L’anale, preceduta da due spine corte ed è lunga quasi quanto la seconda dorsale. La caudale è molto robusta, profondamente biforcuta. Le pettorali sono corte, sub triangolari e spatolate, le ventrali sono inserite sotto di esse e hanno una membrana che le unisce alla superficie ventrale. Le pinne ventrali ripiegate all’indietro si dispongono in un apposito alloggio.

Il colore del dorso è grigio azzurro, mentre i fianchi sono chiari fino a diventare bianco-argentei sul ventre.

Una fascia gialla dorata scorre lungo i fianchi dalla punta del muso al peduncolo caudale , punti e macchie dorate sono presenti sui mascellari e alla regione dorsale.

La ricciola è pesce pelagico, un nuotatore veloce che si avvicina molto spesso alla costa, anche in bassi fondali. I giovani si riuniscono in branchi piuttosto numerosi e non si incontrano mai da soli; gli adulti sono sempre in piccoli gruppi o solitari. Nel periodo estivo nuotano in vicinanza della superficie ed è facile incontrarli in vicinanza delle coste rocciose delle isole o nei promontori.

La riproduzione avviene a fine primavera e in estate. Le uova sono pelagiche e lo sviluppo embrionale avviene in pochi giorni.

Si alimenta di pesci e insegue i branchi dei cefali fino a pochi metri dalla riva. Si cattura alla traina e con reti da posta. A volte entra nelle tonnare. Le sue dimensioni arrivano a 2 metri di lunghezza e al peso di oltre 80 kg


Lampuga

3 Luglio 2009

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Linneo 1758
Il genere comprende una sola specie, diffusa in tutti i mari

Ha corpo allungato, schiacciato lateralmente e ricoperto di piccolissime squame incapsulate nell’epidermide, che danno l’aspetto di una pelle liscia. Lungo la linea laterale, che è ondulata e forma una V rovesciata sopra le pettorali, se ne trovano da 205 a 250.
Il dimorfismo sessuale è caratterizzato nei maschi adulti  da una specie di cresta fronto-nucale, che contribuisce a dare un profilo quasi verticale al muso.
La bocca è un poco obliqua, con la mandibola lievemente prominente.
Ha una sola pinna dorsale lunga e abbastanza alta, non differenziata in raggi spinosi e molli.
L’anale è sviluppata ma più corta della dorsale. La coda è profondamente forcuta, con i lobi uguali, stretti e acuti e non molto divergenti. Le pettorali sono falciformi e non sono molto grandi e le ventrali si alloggiano in una depressione del corpo, quando sono in riposo e ripiegate all’indietro.

La colorazione del dorso e della pinna dorsale è azzurro verdastra o azzurra indaco, più o meno scuro con riflessi metallici, e i fianchi riflessi dorati e argentati, su cui si notano dei punti scuri e macchie dorate; i colori scompaiono abbastanza rapidamente dopo la morte dell’animale.
E’ un pesce pelagico d’alto mare delle zone tropicali e sub-tropicali.
Si trova spesso associato in branchi alle ricciole e ai pesci pilota. Ha l’abitudine di soffermarsi all’ombra di relitti o di altri oggetti galleggianti alla deriva. Si nutre di pesci volanti, che cattura al momento in cui ricadono in acqua, e le sue prede più comuni sono sarde, alici, altri clupeiformi, sugarelli e sgombri.

In Sicilia vi è una regolare pesca stagionale con palangresi galleggianti e, dalle parti di Ganzirri e Faro, viene distinto in base alla conformazione del capo e dell’età. Abbocca facilmente alle lenze trainate. Raggiunge i 190 cm. di lunghezza.
E’ segnalato su tutte le coste italiane in estate, ma sempre al largo. Più raro in alto Adriatico e più comune al Sud e intorno alle isole.


Seppia

21 Maggio 2009

Seppia 

Nome comune: SEPPIA (Inglese: cuttlefish)
Nome scientifico: Sepia officinalis
Famiglia: Sepiidi (Sepiidae)
Ordine: Sepiidi (Sepidii)
Classe: Cefalopodi (Cephalopoda)
Il corpo della seppia è simmetrico e lungo circa 25 cm. La testa  è circondata
da numerosi tentacoli muniti di ventose. Gli occhi sono grandi e sono posti nelle  cavità
orbitali. La seppia possiede, a differenza della maggior parte dei Molluschi, degli organi visivi
molto specializzati, con funzioni molto simili a quelle degli occhi dei Vertebrati.
Al centro della dei tentacoli si apre la bocca con delle strutture cornee, che ricordano il becco
di  pappagallo. La seppia non possiede una conchiglia esterna , ma si trova nascosta in una specie di tasca: il cosiddetto osso di seppia, che ha funzioni di
galleggiante grazie alle  innumerevoli bollicine di gas intrappolate nel tessuto poroso dell’osso.
Le capacità mimetiche della seppia sono dovute a delle cellule  dette pigmentate ( cromatofori)
presenti nella pelle sono di vari colori (nero, giallo, rosso e arancione). Ai cromatofori sono
inserite delle fasce muscolari che li fanno contrarre ed espandere, facendo variare le dimensioni delle macchie.
 
La seppia è un animale abbastanza solitario, e non ama molto la presenza dei suoi simili. Il nuoto avviene a  propulsione ed è assicurato dall’espulsione violenta dell’acqua grazie alla contrazione del suo corpo.
Spesso si lascia anche  trasportare dalla corrente ripiegando gli otto tentacoli brevi e
nascondendo i due più lunghi dentro la tasca posta sotto gli occhi;
mantenendosi in equilibrio, grazie al lieve movimento della pinna circolare che la circonda

La seppia passa molte ore nascosta sul  fondale sabbioso, si mimetizza completamente, non
solo perché affonda totlamente nella sabbia, ma a perché cambia anche il proprio colore, a seconda delle circostanze. Il colore della seppia puo variare per molti motivi: ad esempio quando è eccitata e cerca di conquistare il partner o quando cerca di sfuggire al pericolo. Infatti, a differenza dei suoi simili non ha la protezione del guscio duro e quindi deve
escogitare altri sistemi di difesa. La seppia “insabbiata” osserva sempre ciò che la circonda per scovare un possibile nemico oppure per sorprendere qualche preda (soprattutto crostacei, ma anche picocli pesci) e catturarli con i suoi tentacoli armati di ventose. La preda viene poi portata alla
bocca per essere smembrata dal suo  becco di pappagallo.

Nell periodo della riproduzione il maschio cerca la femmina e si orna con colori molto
vivaci: sul fondo del corpo appaiono linee ondulate rosso fuoco. Il  “braccio”,
,un tentacolo modificato per la riproduzione, viene aperto lateralmente, così da
comunicare la sua disponibilità all’accoppiamento. La femmina della seppia mantiene  un colore
neutro e comunica  anche essa la sua disponibilità all’accoppiamento. Talvolta i maschi lottano tra loro
Durante l’accoppiamento delle seppie il maschio e la femmina si uniscono con i tentacoli; il maschio  inserisce lo sperma in una sorta tasca della femmina. Questa, successivamente, produce le uova ed avviene la fecondazione. Le uova fecondate vengono depositate ancorate  a delle piante marine e a breve nasceranno delle piccole seppie. Avvenuta la deposizione, molte volte la femmina muore.
E’ diffusa in tutti i mari, in  comune nel Mediterraneo.
Quando la seppia non ha alternativa, reagisce al pericolo svuotando la tasca con la sostanza
nera che si apre nell’ultimo tratto dell’intestino, scomparendo agli occhi del nemico.Il cosiddetto nero di seppia, ottimo condimento per primi piatti.
Attenzione il suo morso è dolorosissimo, nello slamarla facciamo attenzione a non mettere le mani tra i tentacoli. Quando viene pescata e necessario tenerla a sfogare qualche secondo senza troppo avvicinarci, fino a quando esaurisce momentaneamente le sue riserve di nero. Potrebbe sporcarci abiti e viso e non è affatto piacevole.


Leccia Stella

13 Maggio 2009

Leccia Stella

La leccia stella

Classe: Actinopterygii

LECCIA
STELLA

Ord. PERCIFORMES
Fam. Carangidae
Gen. Trachinotus

Linneo 1758

La Leccia Stella ha il corpo ovoidale, molto compresso ai lati e abbastanza alto, pelle possiede scaglie piccole e lisce ( ce ne sono 127 lungo la linea laterale, che è incurvata in su ). La testa è con muso piccolo e tondo. Anche gli occhi della leccia sono piccoli e possiedono una palpebra adiposa. La bocca, è leggermente protrattile e la mascella inferiore è leggermente più sporgente di quella superiore. I denti sono piccoli e appuntiti e sono raggruppati in diverse serie. Le narici sono vicine tra loro.La prima pinna dorsale, preceduta da un aculeo, è formata da cinque o sei spine, munite posteriormente di membrana, che possono ripiegarsi indietro o scomparire interamente nel solco dorsale. La seconda dorsale è lunga e bassa, ma con inizio allungato a forma di lobo ed è simile e simmetrica a quella anale. L’anale è preceduta da due spine , che possono ripiegarsi all’indietro e sparire in un solco ventrale. La caudale è forcuta, con i lobi lunghi e stretti. Le pettorali sono corte e le ventrali ancora più piccole.La colorazione della leccia stella è grigio-azzurra sul dorso, fianchi azzurrini madreperla, con 3/4 macchie nere verticali. Ventre bianco color madreperla. Macchia nera sui lobi della seconda dorsale e dell’anale, che hanno sfumature gialle, e sulle punte di quelli della caudale che è grigiastra. E’ una specie pelagica, ma si avvicina alla costa in branchi. Si riproduce particolarmente da giugno a luglio. Si nutre di pesci pelagici (sardine e acciughe).Ha carni bianche, compatte e molto saporite. Raggiunge i 50 cm e mediamente è intorno ai 30 cm.E’ diffusa in tutto il Mediterraneo

Nomi dialettali

GENOVA Leccia bastarda

LIVORNO Pesce stella

TERRARACINA Stella

ROMA Leccia

NAPOLI Ricciola, Pesce stella

ANCONA Lizza

PESCARA Leccia, Pesce facile

VENEZIA Lissa

CAGLIARI Sirviola

OLBIA Pesciu stella

NICOTERA Sprodanu

CORSICA Leccia

AJACCIO Pesciu stella

TROPEA Furela

TARANTO Mofa, Arciola

GALLIPOLI Lupina, Aricciola

MANFREDONIA Leccia

TERMOLI Pesce falcette

REGGIO CALABRIA Cavigghiola ‘mpiriali

CATANIA Sfoderu

MESSINA Sfodero, Sfodiru

PALERMO Cionara

TRAPANI Cirviola impiriali

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