2/9/2009 - I vari spiaggiamenti di specie non proprio comunissime dimostrano la grande biodiversità nascosta nei mari calabresi. La nota scientifica di Pino Paolillo.
L’estate che sta volando via è stata caratterizzata da una serie di spiaggiamenti di Squali e Cetacei, segnalati puntualmente dalla rete territoriale delle Capitanerie di Porto, che ringrazio sentitamente per l’interessante materiale fotografico fornitomi per l’identificazione. Si è trattato di specie non proprio comunissime, per le quali vale la pena spendere due parole, non fosse altro che per ribadire ulteriormente la grande biodiversità nascosta nei mari Calabresi anche nel variegato e per molti versi ancora sconosciuto mondo dei grandi Vertebrati.
Una citazione a parte la merita il raro esemplare di “Pesce Serpente” o “Vipera di Mare” lungo circa 160 cm. catturato al largo di Pizzo (VV) dal Dott. Ennio Calabria e dall’amico Pasquale Curcio il 25 agosto, su un fondale di 45 m.
Si tratta di una specie di pesce appartenente allo stesso Ordine delle Anguille, dei Gronghi e delle Murene, nota agli ittiologi con il nome scientifico di Ophisurus serpens, che se ne sta di solito affondato nella sabbia o nel fango, con la lunga testa sporgente, pronto a serrare la sua bocca ben armata contro la prima preda di passaggio.
Devo all’amico Claudio Arena, di Tropea, la foto del Pesce Palla liscio (Sphoeroides pachygaster) pescato in quelle
acque la scorsa primavera. La cattura conferma l’espansione di questa specie atlantica nel Mediterraneo, dopo il suo ingresso da Gibilterra nei primi anni ’80.
Ma proseguiamo con ordine: la prima segnalazione riguarda una Verdesca (Prionace glauca) in evidente stato di difficoltà, osservata e toccata da decine di increduli bagnanti sul litorale di Amendolara (CS). Condizioni di salute dell’animale ben diverse avrebbero reso improbabile un approccio così innocuo per i villeggianti…
La Verdesca, il cui nome scientifico ricorda il caratteristico colore blu indaco dell’animale, è uno splendido squalo della famiglia dei Carcarinidi, dalla forma estremamente idrodinamica, un vero e proprio siluro dotato di lunghe pinne pettorali frequentatore di acque sia costiere che pelagiche.
Vittima di un grosso amo da pesca e giunto ormai morto sul litorale di Melito di Porto Salvo (RC) l’11 agosto,un altro squalo, assolutamente inconfondibile a causa delle sei fessure branchiali (quasi tutti gli altri ne hanno cinque) e dell’unica pinna dorsale, il cosiddetto Notidano o Squalo Capo Piatto (Hexanchus griseus), detto volgarmente “pisci vacca”, amante delle profondità marine e dell’oscurità.
Un secondo esemplare, ormai in avanzato stato di decomposizione, mi è stato segnalato dalla Capitaneria di Corigliano Calabro, dopo il suo ritrovamento sulla spiaggia di Schiavonea , mentre un altro è stato catturato e impietosamente esibito sulla costa di Ricadi (Tirreno vibonese).
Piuttosto inquietante con i suoi occhi verdi fosforescenti, l’ultimo degli Elasmobranchi spiaggiati sulle rive dello Ionio , nel comune di Montauro (CZ) lo scorso 9 agosto: in quel caso si è trattato di un nero Zigrino o Scimnorino (Dalatias licha), lungo poco più di un metro, predatore di acque profonde , dove si nutre, tra gli altri,anche di altre specie di squali.
Saltando qualcosa come 300 milioni di anni di evoluzione, arriviamo dunque ai Cetacei (molti hanno la forma di un pesce, ma sono mammiferi come noi) , che sono stati ritrovati anch’essi in località ioniche. Parliamo solo di quelli un po’ più rari delle solite “Stenelle”o del conosciutissimo Tursiope (il famoso “Flipper” televisivo, tanto per capirci).
Il giovane esemplare di Zifio (Ziphius cavirostris) rinvenuto il 12 agosto sul litorale di Bova Marina (RC) sembrava contraddire la collocazione della specie nel grande sottordine degli Odontoceti a cui giustamente appartiene insieme a Capodogli, Orche, Globicefali e decine di piccoli delfini: esso infatti era privo proprio di quei denti che danno il nome all’intero gruppo . Ma il mistero è presto svelato: solo i maschi adulti ne hanno due sulla mandibola; per il resto, giovani e femmine, almeno esternamente, ne sono privi.
E sdentato era pure il Grampo (Grampus griseus) segnalatomi dal Gruppo WWF di Monasterace dopo lo spiaggiamento del 16 agosto sulla battigia di Stilo, ma per altri e più tristi motivi.
Si trattava di un neonato, un vero cucciolo troppo presto e chissà per quale motivo allontanato dalla madre e dal suo latte nutriente. Eh sì, perché, anche se può sembrare strano a molti, i Cetacei, da bravi mammiferi, i loro baby li allattano come tutte le mamme premurose del mondo, solo che necessità… ambientali, hanno trasportato tutta la “latteria” ambulante all’interno del corpo e affidando a ben altri elementi il compito di attrarre i maschi.
Ve la immaginate infatti una povera Balenottera azzurra di 32 metri e 120 tonnellate, vagare per i mari del pianeta con le sue gigantesche poppe tra le onde? Sarebbe stato davvero un bel problema.
E infine, piacerebbe anche a me dare un nome allo squalo che, nelle acque della punta dello stivale, davanti a Melito di Porto Salvo (RC), ha assaggiato con tre morsi qualche chilo di carne di Stenella, il povero delfino fotografato lo scorso 16 agosto. Tra gli indiziati principali figurano lo Smeriglio, il Mako, la Verdesca e, last but not least , persino lo Squalo Bianco. Sissignori, proprio lui, il protagonista del terrificante quanto fantasioso film di Spielberg.
Lo so che, al solo sentirlo nominare, vorreste il nostro mare popolato solo da Tonni, Dentici,Cernie e Pesci Spada, una specie di inesauribile dispensa per le nostre grigliate con gli amici e sagre paesane, ma, piaccia o no, il Mediterraneo, molto, ma molto tempo prima di essere “nostrum” è stato degli Squali , ed è impensabile che, per fare un favore al distruttore del pianeta, questi straordinari predatori si convertano ad una dieta tutta cetrioli, pomodori e lattughe di mare.
Il vero problema è che , a furia di bollirne a milioni in pentola per farci la zuppa, le pinne ancestrali che hanno solcato i mari del mondo per intere ere geologiche, sopravvivendo persino alla fine dei Dinosauri, rischiano di scomparire per sempre in un mare che, dopo aver dato origine alla vita, si sta trasformando sempre più in un deserto d’acqua. E la colpa è solo nostra.
Pino Paolillo
Via :http://www.wwf.it
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