Dentice

6 Novembre 2009

 dentice1.jpg

Classe: Actinopterygii

DENTICE

Ord. PERCIFORMES
Fam. Sparidae
Gen. Dentex


Il corpo è di forma  ovale, alcuni esemplari maschi vecchi il profilo della parte anteriore del corpo ha uno sviluppo ipertrofico della parte  superiore della cresta sopra occipitale.
La testa è piuttosto massiccia e  possiede una specie di bozzo frontale.
La bocca è molto ampia, sita nella parte inferiore e finale del muso,  è munita di numerosi denti acuti  di varia grandezza, di cui quattro siti nella zona superiore e quattro in quella inferiore  molto grandi e canini-formi.
L’occhio è piccolo, di diametro inferiore a quello di tutte le altre specie di Dentex.
Possiede  solo una pinna dorsale con 11 raggi spinosi ed 11 molli. L’anale è con tre spine e le ventrali con una sola . Le pettorali sono lunghe e falciforme ,la caudale è spessa e a lobi ben distanziati.
Il colore  negli esemplari piccoli e medi è  azzurra nel dorso, argentata sui fianchi, bianca nella  zona  ventrale. Notiamo, anche macchie più scure e riflessi sul viola , rosati e azzurro metallico che spariscono dopo la morte del pesce. Le pinne pettorali sono rossastre. I grandi esemplari hanno una colorazione rossastra vinosa.
Ha abitudini costiere ed è molto aggressivo; si riunisce in gruppi composti di esemplari della stessa taglia, a volte viaggia  solitario oppure a coppie.
Risiede  sui fondali scogliosi  fino a circa 200 metri di profondità. Normalmente in primavera si avvicinano  alla costa, in inverno la troviamo profondità notevoli . Durante il giorno è sempre in continuo movimento .
La riproduzione del dentice avviene verso la primavera inoltrata. Si nutre soprattutto di pesce azzurro e di molluschi .
Si può pescare su fondali  rocciosi oppure sulle secche coralline con la tecnica della traina sia con esca finta, sia con cucchiaino, sia con esca naturale.  Con le coffe, con sarde e con polpi oppure calamari,  viene catturato  sui fondali da 15 a 30 metri.  Raggiunge nelle nostre acque  una lunghezza superiore al metro e oltre i 12 chili di peso. Presente in tutto il mediterraneo.


Aguglia

5 Ottobre 2009
classe Actinopterigi

AGUGLIA

Ord. BELONIFORMES
Fam. Belonidae
Gen. Belone

aguglia2.jpg

Belone belone LINNEO, 1758

Corpo di forma cilindrica leggermente compressa ai lati nella parte terminale posteriore e affusolato alle due estremità.

Ventre è piatto e separato dai fianchi da due carene longitudinali molto evidenti.

La testa è di forma allungata ed ha uno sviluppo corneo di ambe le mascelle, a forma di becco, di cui la parte inferiore è più lunga di quella superiore.

La bocca si apre fino sotto al centro dell’occhio possiede denti piccoli e acuminati , nella mascella inferiore sono più grandi.

La prima anale è poco più lunga della dorsale e nasce più avanti per terminare quasi alla stessa altezza, in vicinanza della caudale.

La caudale è molto forcuta col lobo inferiore appena più lungo.

Le squame sono molto piccole.

La colorazione è azzurro verdastra sul dorso e bianco argentea, con riflessi madreperlacei sui fianchi. Il ventre è bianco.

Le vertebre e le spine sono verdi smeraldo.

E’ gregaria molto più di notte che di giorno, stranamente, ha abitudini pelagiche, ma si avvicina notevolmente alla costa. E’ attirata dalle fonti luminose.

Può risalire le acque salmastre e capita anche nelle lagune costiere.

La riproduzione va da febbraio a maggio. Le uova, molto grandi, sono munite di filamenti con i quali si fissano ad alghe, corde o altro.

Si nutre di stadi larvali e giovanili di clupeidi e scombridi e di altri organismi animali planctonici.

Di notte viene pescata con la fiocina o un retino sotto la luce di una lampara.

Si effettua, pure, una pesca con canne, da riva o su barca, con amo superficiale bigattino o addirittura il lombrico come esca.

Può raggiungere e superare gli 80 cm di lunghezza. Comune in tutte le coste.

Si mangia lessata o meglio fritta oppure se ne possono ottenere squisiti involtini da cucinare ai ferri.


La boga

9 Settembre 2009

 Boga

Classe: Actinopterygii

BOGA

Ord. PERCIFORMES
Fam. Sparidae
Gen. Boops

LINNEO 1758
Genere rappresentato da B. boops e B. salpa (Salpa).
Il corpo è molto simile agli sparidi, ma molto più allungato e meno schiacciato.
Non vi sono molari.

Il corpo  è oblungo, fusiforme poco compresso ai lati.
Unica dorsale, per la prima metà con 14 raggi spinosi ; la seconda metà ha raggi molli, dai 15 ai 16.
La pinna anale è abbastanza corta con tre spine deboli. Mentre la pinna ventrale ha una spina sottile e flessibile.
Occhio è molto grosso.
Bocca terminale, è  piccola e obliqua con denti piccoli disposti in una sola fila.
Il colore è argenteo un po  più scuro sul dorso, strisce orizzontali giallo oro lungo tutto  il corpo.

E’ gregaria e si ritrova in vicinanza della costa, sia con fondali scogliosi sia con i sabbiosi.
A altre volte si trova al  largo in modesti branchi pelagici e in acque superficiali.
Gli esemplari più grossi possono trovarsi anche a profondità superiori ai 100 m
La specie è ermafrodita proteroginica.
Le uova galleggianti  si trovano nel plancton.
Gli esemplari giovani sono pelagici e si avvicinano alla costa.
Si nutrono di organismi planctonici (copepodi, altri crostacei), di uova e larve di altri organismi marini, specialmente pesci.

Viene catturata nelle reti di circuizione specialmente di notte sotto la luce con i ciancioli sulle coste del l’Italia meridionale o con le piccole sciabiche. Abbocca agli ami del bolentino, dei piccoli palangresi galleggianti. In Sicilia le taglie più grosse vengono catturate all’amo, su fondi di oltre 30 metri.
A volte supera anche i 30 cm. di lunghezza, ma la media è sui 20-25 cm.
Comune dal  Mediterraneo fino al Mar Nero.
In cucina è un pesce poco saporito, personalmente non mi  piace.


Strani Pesci, Squali e Cetacei dei nostri mari

7 Settembre 2009
2/9/2009 - I vari spiaggiamenti di specie non proprio comunissime dimostrano la grande biodiversità nascosta nei mari calabresi. La nota scientifica di Pino Paolillo.

L’estate che sta volando via è stata caratterizzata da una serie di spiaggiamenti di Squali e Cetacei,  segnalati puntualmente dalla rete territoriale delle Capitanerie di Porto, che ringrazio sentitamente per l’interessante materiale fotografico fornitomi per l’identificazione. Si è trattato di specie non proprio comunissime, per le quali vale la pena spendere due parole, non fosse altro che per ribadire ulteriormente la grande biodiversità nascosta nei mari Calabresi anche nel variegato e per molti versi ancora sconosciuto mondo dei  grandi Vertebrati.

Una citazione a parte la merita il raro esemplare di “Pesce Serpente” o “Vipera di Mare” lungo circa 160 cm. catturato al largo di Pizzo (VV) dal Dott. Ennio Calabria e dall’amico Pasquale Curcio il 25 agosto, su un fondale di 45 m.

Si tratta di una specie di pesce appartenente allo stesso Ordine delle Anguille, dei Gronghi e delle Murene, nota agli ittiologi con il nome scientifico di Ophisurus serpens, che se ne sta di solito affondato nella sabbia o nel fango, con la lunga testa sporgente, pronto a serrare la sua bocca ben armata contro la prima preda di passaggio.

Devo all’amico Claudio Arena, di Tropea, la  foto del Pesce Palla liscio (Sphoeroides pachygaster) pescato in quelle acque la scorsa primavera. La cattura conferma l’espansione di questa specie atlantica nel Mediterraneo,  dopo il suo ingresso da Gibilterra nei primi anni ’80.

Ma proseguiamo con ordine: la prima segnalazione  riguarda una Verdesca (Prionace glauca) in evidente stato di difficoltà, osservata e toccata da decine di increduli bagnanti sul litorale di Amendolara (CS). Condizioni di salute dell’animale ben  diverse  avrebbero reso improbabile un approccio così innocuo per i villeggianti…

La Verdesca, il cui nome scientifico ricorda il caratteristico colore blu indaco dell’animale, è uno splendido squalo della famiglia dei Carcarinidi, dalla forma estremamente idrodinamica, un vero e proprio siluro dotato di lunghe pinne pettorali frequentatore di acque sia costiere che pelagiche.

Vittima di un grosso amo da pesca e giunto ormai morto sul litorale di Melito di Porto Salvo (RC) l’11 agosto,un altro squalo, assolutamente inconfondibile a causa delle sei fessure branchiali (quasi tutti gli altri  ne hanno cinque) e dell’unica pinna dorsale, il cosiddetto Notidano  o Squalo Capo Piatto (Hexanchus griseus), detto volgarmente “pisci vacca”, amante delle profondità marine e dell’oscurità.

Un secondo esemplare, ormai in avanzato stato di decomposizione, mi è stato segnalato dalla Capitaneria di Corigliano Calabro, dopo il suo ritrovamento sulla spiaggia di Schiavonea , mentre un altro è stato catturato e impietosamente esibito sulla costa di Ricadi (Tirreno vibonese).

Piuttosto inquietante con i suoi occhi verdi fosforescenti, l’ultimo degli Elasmobranchi  spiaggiati  sulle rive dello Ionio , nel comune di Montauro (CZ) lo scorso 9 agosto: in quel caso si è trattato di un nero Zigrino o Scimnorino (Dalatias licha), lungo poco più di un metro, predatore di acque profonde , dove si nutre, tra gli altri,anche di altre specie di squali.

Saltando qualcosa come 300 milioni di anni di evoluzione, arriviamo dunque ai Cetacei (molti hanno la forma di un pesce, ma sono mammiferi come noi) , che sono stati ritrovati anch’essi in località ioniche. Parliamo solo di quelli un po’ più rari delle  solite “Stenelle”o del conosciutissimo Tursiope (il famoso “Flipper”  televisivo, tanto per capirci).
Il giovane esemplare di Zifio (Ziphius cavirostris) rinvenuto il 12 agosto sul litorale di Bova Marina (RC) sembrava contraddire la  collocazione della specie nel grande  sottordine degli Odontoceti a cui giustamente appartiene insieme a Capodogli, Orche, Globicefali e decine di piccoli delfini: esso infatti era privo proprio di quei denti che danno il nome all’intero gruppo . Ma il mistero è presto svelato: solo i maschi adulti ne hanno due sulla mandibola; per il resto, giovani e femmine, almeno esternamente, ne sono privi.

E sdentato era pure il Grampo (Grampus griseus) segnalatomi dal Gruppo WWF di Monasterace dopo lo spiaggiamento del 16 agosto  sulla battigia di Stilo, ma per altri e più tristi motivi.

Si trattava di un neonato, un vero cucciolo troppo presto e chissà per quale motivo allontanato dalla madre e dal suo latte nutriente. Eh sì, perché, anche se può sembrare strano a molti, i Cetacei, da bravi mammiferi, i loro baby li allattano come tutte le mamme premurose del mondo, solo che necessità… ambientali, hanno trasportato tutta la “latteria” ambulante all’interno del corpo e affidando a ben altri elementi il compito di attrarre i maschi.
Ve la immaginate infatti una povera Balenottera azzurra di 32 metri  e 120 tonnellate, vagare per i mari del pianeta con le sue gigantesche poppe tra le onde? Sarebbe stato davvero un bel problema.

E infine,  piacerebbe anche a me dare un nome allo squalo che, nelle acque della punta dello stivale, davanti a Melito di Porto Salvo (RC), ha assaggiato con  tre morsi qualche chilo di carne di Stenella, il povero delfino fotografato lo scorso 16 agosto. Tra gli indiziati principali figurano lo Smeriglio, il Mako, la Verdesca e, last but not least , persino lo Squalo Bianco. Sissignori, proprio lui, il protagonista del terrificante quanto fantasioso film di Spielberg.

Lo so che, al solo sentirlo nominare, vorreste il nostro mare popolato solo da Tonni,  Dentici,Cernie e Pesci Spada, una specie di inesauribile dispensa  per le nostre grigliate con gli amici e  sagre paesane, ma, piaccia o no, il Mediterraneo, molto, ma molto tempo prima di essere “nostrum” è stato degli Squali , ed è impensabile che, per fare un favore al distruttore del pianeta, questi straordinari predatori si convertano ad una dieta tutta  cetrioli, pomodori e lattughe di mare.

Il vero problema è che , a furia di bollirne a milioni in pentola per farci la zuppa, le pinne ancestrali che hanno solcato i mari del mondo per intere ere geologiche, sopravvivendo persino alla fine dei Dinosauri, rischiano di scomparire per sempre in un mare che, dopo aver dato origine alla vita, si sta trasformando  sempre più in un deserto d’acqua. E la colpa è solo nostra.

Pino Paolillo

Via :http://www.wwf.it


Barracuda Mediterraneo

10 Luglio 2009

sphyraena_viridensis.jpg 

Sphyraena viridensis Cuvier, 1829

Specie tropicale sempre ormai molto presente nel mediterraneo

Ha forma affusolata, con un muso conico e affilato, con mandibola prominente non molto protrattile. La bocca ha di due file di denti molto acuminati; altri denti sono presenti sul palato.

Il corpo è coperto da scaglie, tranne, a differenza del congenere Sphyraena sphyraena, nel preopercolo.

La la linea laterale è chiaramente visibile.

Le pinne dorsali distanziate fra loro e la prima è formata da 5 raggi spinosi

Differenza dal cugino :

Preopercolo con squame del Luccio marino

Preopercolo privo di squame del Barracuda bocca gialla

IL dorso è bruno scuro, con sfumature bluastre verso i fianchi, che sono bianco-argetee La parte ventrale è biancastra. Lungo i fianchi compaiono le caratteristiche bande scure, più evidenti negli esemplari grandi.

E’ un pesce pelagico che si raduna in banchi numerosi, a volte si avvicina molto alla costa, specie di notte, anche in fondali molto bassi. Si nutre di pesci e a volte di calamari e totani. Si riproduce in primavera-estate e le uova sono pelagiche.

Ha una taglia superiore al congenere Sphyraena sphyraena e può raggiungere la lunghezza di 1,30 m e il peso di 10-12 Kg e oltre.


Chiudi
Invia e-mail