12 Agosto 2009
Documentario sulla pesca tradizionale nel porto di Cagliari.
Regia e montaggio: Stefano Cortis.
Riprese: Stefano Cortis e Marija Jovanovska.
Musiche: Bettosun e Cris Lafayette.
Presentato dall’associazione Tdm2000 (www.tdm2000.org).
Una produzione Needream Entertainment (www.needream.it).
Stefano Cortis-Cagliari
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19 Luglio 2009
Dipinto di Renato Guttuso
La leggenda di Colapesce, è un antico racconto con molte varianti risalente al 1300. La leggenda narra di un certo Nicola con il diminutivo di “Cola” di Messina, figlio di un pescatore, soprannominato Colapesce per la sua grande abilità di muoversi in acqua. Era un giovane di bella presenza con la pelle liscia, impavido nuotatore , conosceva i fondali marini come le sue tasche. Le sue doti lo resero famoso in tutta la Sicilia e la sua fama arrivò al re di Federico II, che incuriosito lo convocò sulla sua nave per metterlo alla prova. Il re disse a Cola:
Ora getterò in mare questa coppa in cuoi ho bevuto tutta tempestata di pietre preziose, se me la riporterai ti faro ricco. Il re getto la coppa e Cola in un batter d’occhio la riporto al suo re.
Il re non si appagò, voleva vedere fino a che punto riusciva ad immergersi. Allora getto la sua corona in mare. Di nuovo Cola si immerse e dopo pochi attimi recuperò la corona del re. A questo punto il re quasi irritato, da tanta bravura decise di far spostare la nave più al largo dove le acque erano molto profonde,al centro dello stretto di Messina, e dove le correnti facevano paura a qualunque marinaio. A questo punto il re getto un anello negli abissi profondi, Cola si tuffo , ma passò il tempo e non riemerse mai più…
La leggenda vuole, che scendendo ancora più in profondità, Colapesce avrebbe visto che che la Sicilia posava su 3 colonne, delle quali una consumata dal fuoco dell’Etna e aveva deciso di restare sott’acqua, sorreggendo la colonna per evitare che l’isola sprofondasse, e ancora oggi si trova a reggere l’isola. E quando Cola è un po stanco Messina trema e vacilla.
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21 Giugno 2009

Una ricerca suggerisce che lo spinarello nordico possa avere una capacità di “apprendimento sociale” assai sofisticata che si sarebbe evoluta per effetto di una forte pressione selettiva
Lo spinarello nordico (Pungitius pungitius) è un pesce diffuso in gran parte delle acque dell’Europa che dimostra capacità di apprendimento non comuni, e in qualche modo assimilabili a quelle dell’essere umano.
Secondo quanto mostrato da una ricerca effettuata grazie a una collaborazione della St Andrews University e dell’Università di Durham il piccolo pesce è in grado di osservare il comportamento dei propri consimili e di compiere scelte utili per individuare le migliori fonti di cibo.
Nel corso della ricerca sono stati catturati circa 270 esemplari di spinarello nordico, suddivisi poi in tre gruppi sperimentali e in un gruppo di controllo.
Dai test effettuati circa il 75 per cento dei pesci ha mostrato di poter apprendere osservando i compagni quale fosse l’alimentatore in grado di fornire la maggiore quantità di cibo nonostante il tentativo dei ricercatori di ingannarli in precedenti test di esperienza diretta in cui ciascun esemplare aveva appreso come il miglior sito di reperimento del cibo fosse in quel caso un altro.
Le conclusioni della ricerca suggeriscono che il pesce possa avere una capacità di “apprendimento sociale” assai sofisticata che si sarebbe evoluta, secondo gli studiosi, per effetto di una forte pressione selettiva. L’anatomia del pesce non sembra infatti offrire sufficienti garanzie per poter affrontare i predatori o sfuggire loro durante l’approvvigionamento di cibo nel caso in cui si trovi da solo. Tale circostanza ha perciò fatto emergere una capacità di pianificazione delle strategie per la ricerca delle fonti di nutrimento.
Si tratterebbe così di un’ulteriore prova di come i meccanismi cognitivi che stanno alla base dell’evoluzione culturale cumulativa siano molto più diffusi nelle specie non umane di quanto ritenuto finora e che le grandi dimensioni del cervello non siano un requisito necessario per tale processo.
“I piccoli pesci possono avere cervelli piccoli ma sono dotati di notevoli capacità cognitive”, ha spiegato Jeremy Kendal. ricercatore del Dipartimento di antropologia della Durham e coautore dell’articolo pubblicato sull’ultimo numero della rivista “Behavioral Ecology”. “Questi pesci ovviamente non sono affatto simili agli esseri umani, ma hanno una capacità confrontabile con la nostra di imitare i propri simili quando si rendono conto che la ricompensa del comportamento osservato è migliore del proprio”.
via : http://lescienze.espresso.repubblica.it
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3 Maggio 2009
Yakima leggend-La leggenda del salmone scomparso

Questa è la storia di quando il popolo dei Yakima, antico popolo di Indiani d’ America, violò la legge del Creatore . Anticamente il popolo Yakima viveva di salmoni, era il loro sostentamento, lo consumavano e lo conservavano affumicato. Essi vivevano in buona salute, senza malattie, le loro scorte di cibo gli permettevano una vita spensierata e ricca. Il salmone fu il dono che il creatore fece al popolo Nakima, ad un patto che loro non prendessero dalla natura più salmoni di quanto necessari per vivere.”Do not take more than you need” Non prendere di più di quello che necessiti, gli fu detto. Ma col passare del tempo la gente, vista l’abbondanza, iniziò a pescarne sempre di più per barattarli con le altre tribù. Divennero avidi e non ascoltarono più le parole del creatore.
Ma ad un tratto l’abbondanza di salmoni finì. Tutti i fiumi si ritrovarono senza salmoni. Ben presto arrivò la fame, i bambini piangevano e gli adulti furono costretti a mendicare. Il capo villaggio vista la grave situazione convocò il consiglio. Qualcuno parlò di magia e dissero che alcune persone con poteri soprannaturali potevano far rivivere i salmoni. Furono convocati molti stregoni che provarono con la magia ma nessuno ci riuscì. Ormai erano disperati. A qualcuno venne in mente che esisteva ancora uno stregone da convocare , un vecchio il cui nome era Serpente a Sonagli, dai poteri magici incredibili. Ormai la fame dilagava, era l’ultima possibilità . Gli fu mandato un messaggero. Il quale appena giunto alla capanna del vecchio disse:
-Nonno, nonno tu ci devi aiutare a fare tornare il salmone nel fiume, stiamo morendo, tutti ci hanno provato con la magia ma nessuno fin ora vi è riuscito.
Il vecchio rispose:
-Cosa ti fa pensare che io, povero vecchio, abbia questi poteri cosi grandi, io non posso fare l’impossibile.
-Ti prego nonno sei la nostra ultima speranza.
Dopo tanta insistenza il vecchio chiamato Serpente a Sonagli decise di seguire il messaggero.
Non che lui credesse tanto nei suoi poteri, era un uomo astuto, che aveva usato le credenze degli indiani per vivere agiatamente da stregone. Pensò, tutta questa storia di sicuro mi farà diventare popolare, userò un trucco e fingerò di far rinascere i salmoni. Appena arrivato sul fiume inizio il rituale di magia. Passo le mani su un salmone morto per 4 volte alla quinta volta… accadde un fatto incredibile. Il vecchio sparì e il suo spirito entro nel salmone che scomparì nuotando nel fiume. La gente imparò bene la lezione. Ancora oggi quando ti prepari per mangiare il salmone e ne rompi la spina, puoi osservare una membrana bianca questa è una parte del vecchio Serpente a Sonagli che ha dato la sua vita per i salmoni. Noi sappiamo tutto questo perché ci è stato detto dai nostri padri e ai nostri padri è stato detto dai nostri nonni. Noi non sappiamo quando il grande spirito rovescerà le montagne. Ma sappiamo che lo spirito tornerà solo per chi ha conservato le tradizioni e creduto nelle parole dei loro padri. E solo le loro ossa saranno conservate sotto la montagna.
Via http://www.firstpeople.us/
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