SAN NICOLA

6 Dicembre 2009

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Oggi onoriamo San. Nicola protettore dei pescatori e dei marinai. Auguri a tutti i Nicola.

Per ulteriori informazioni visita http://it.wikipedia.org

Preghiera di San Nicola

Glorioso San Nicola, mio speciale Protettore, da quella sede di luce in cui godete la Divina presenza, rivolgete pietoso verso di me i vostri occhi ed impetratemi dal Signore le grazie e gli aiuti opportuni alle presenti mie necessità spirituali e temporali e precisamente la grazia … qualora giovi alla mia eterna salute. Sovvengavi ancora, o glorioso Santo Vescovo, del Sommo Pontefice, della Santa Chiesa e di questa devota Città. Riconducete sul retto sentiero i peccatori, i miscredenti, gli eretici, gli afflitti, soccorrete i bisognosi, difendete gli oppressi, guarite gli infermi, e fate sì che tutti esperimentino gli effetti del Vostro valevole Patrocinio presso il supremo Dator di ogni bene.
Così sia.


La malasort du pulp bares

2 Dicembre 2009

Battitura e arricciamento del polpo alla barese. Operazione lunga e laboriosa che garantisce tenerezza e gusto.


Punta Licosa e le sirene

30 Novembre 2009

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Punta Licosa rappresenta, insieme a Punta Campanella, il tratto di costa che delimita il Golfo di Salerno. Il toponimo della punta estrema e dell’isolotto accanto deriva da Leucosia, che secondo Dionigi di Alicarnasso, storico, nato intorno al 60 a.C, sarebbe una cugina di Enea, morta nello stesso luogo che porta il suo nome.

Gran parte della critica è, tuttavia, concorde nel far risalire il nome Licosa ad una delle Sirene che tentò di incantare Ulisse: La piccola isola di Licosa è la punta che simboleggia il limite della terraferma, hanno dunque, come Napoli, un alone di mito che le accompagna da secoli . Secondo la leggenda le Sirene, demoni marini, metà donne e metà uccelli, con il fascino del loro canto riuscivano ad incantare i marinai che che transitavano nelle vicinanze della loro dimora, identificata spesso con Capri o con tre isolette della costa campana. In realtà la musica che riusciva a trasportare i marinai era una perfida strategia, infatti,le navi che si avvicinavano alla costa venivano distrutte e gli uomini divorati.

Presso Licosa, l’antico promontorio Enipeo, sarebbe precipitata in mare Leucosia: Essa si sarebbe suicidata, con le sorelle, gettandosi in mare, per la rabbia di non esser riuscita a sedurre Ulisse ed i suoi compagni, sfuggiti ai richiami.

Omero nel libro XII dell’Odissea- vv.153-200- narra l’incontro di Ulisse con le incantatrici marine e dello stratagemma utilizzato per non essere travolto dal suadente canto :Secondo il suggerimento dato da Circe, che aveva predetto l’incontro, Omero tappò con la cera le orecchie dei suoi compagni, mentre lui stesso si fece legare all’albero della nave.

Le Sirene, come testimonia Licofrone, si sarebbero gettate in mare in tre diversi punti del Tirreno: Partenope presso la Torre di Falero, e quindi a Napoli, Ligea in Calabria e Leucosia poco distante da Paestum.

Il poeta, vissuto nel III sec. a.C., ricorda così nel suo poema “Alessandra” -vv. 722-725- la morte della sirena Leucosia, :” Leucosia invece sarà scagliata sul promontorio Enipeo, e per molto tempo il suo nome resterà allo scoglio, dove l’impetuoso Is e il vicino Laris scaricano le loro acque” .

I mostri delle Sirenuse, avevano, dunque la loro dimora in alcune isole della costiera campana, identificate con Capri, oppure con Licosa, San Pietro e la Galletta, tuttavia oltre alla mitologia esiste una vera e propria documentazione sottomarina che rivela la storia della piccola Licosa e della terraferma, distante soltanto duecento metri.

Sommersi in acqua si trovano, infatti, resti di antichi insediamenti, databili intorno all’Undicesimo- Decimo secolo a.C, oltre a murature appartenenti forse ad una villa romana, colonne, tombe ed una peschiera.

Un avviso a tutti i pescatori, se la notte sentite strani suoni, tappatevi le orecchie, poichè le anime delle sirene vagano ancora in quei luoghi…..

Via : http://www.cilentodamare.it


Casa Sul Mare

30 Novembre 2009

ll viaggio finisce qui:
nelle cure meschine che dividono
l’anima che non sa più dare un grido.
Ora I minuti sono eguali e fissi
come I giri di ruota della pompa.
Un giro: un salir d’acqua che rimbomba.
Un altro, altr’acqua, a tratti un cigolio.

Il viaggio finisce a questa spiaggia
che tentano gli assidui e lenti flussi.
Nulla disvela se non pigri fumi
la marina che tramano di conche
I soffi leni: ed è raro che appaia
nella bonaccia muta
tra l’isole dell’aria migrabonde
la Corsica dorsuta o la Capraia.

Tu chiedi se così tutto vanisce
in questa poca nebbia di memorie;
se nell’ora che torpe o nel sospiro
del frangente si compie ogni destino.
Vorrei dirti che no, che ti s’appressa
l’ora che passerai di là dal tempo;
forse solo chi vuole s’infinita,
e questo tu potrai, chissà, non io.
Penso che per i più non sia salvezza,
ma taluno sovverta ogni disegno,
passi il varco, qual volle si ritrovi.
Vorrei prima di cedere segnarti
codesta via di fuga
labile come nei sommossi campi
del mare spuma o ruga.
Ti dono anche l’avara mia speranza.
A’ nuovi giorni, stanco, non so crescerla:
l’offro in pegno al tuo fato, che ti scampi.

Il cammino finisce a queste prode
che rode la marea col moto alterno.
Il tuo cuore vicino che non m’ode
salpa già forse per l’eterno.

Eugenio Montale


La leggenda dei gabbiani

9 Settembre 2009

gabbiani

Una antica leggenda di Agropoli narra che i gabbiani sono le anime dei marinai morti in mare e chi li uccide o li scaccia attira su di sé l’ira del Signore.
Ad Agropoli nel XVIII secolo ci fu una carestia e una grave pestilenza., tantissimi capi di bestiame ,  poiché  portatori del virus mortale.

L’unico cibo non infetto erano  pesci. I pescatori però, onde evitare eventuali forme di contagio appena incrociavano altre barche ritornavano subito a riva.

Successivamente vi fu poi il mare in tempesta per molti giorni, che impedì ai pescatori di salpare e dedicarsi alla pesca, necessaria per il sostentamento della popolazione in quel periodo di grave carestia. Successivamente, nonostante il perdurare delle cattive condizioni meteorologiche, che rendevano pericoloso avventurarsi in battute di pesca, i pescatori, di fronte alle drammatiche condizioni dei loro familiari che erano sul punto di morire di fame, decisero d’intraprendere lo stesso la battuta di pesca. I più giovani e forti salparono con tre barche, conservando tra le tre imbarcazioni una distanza tale da poter comunicare tra loro. Gettarono le reti, sperando in una pesca copiosa. Il loro destino era ormai segnato: un’onda tremenda travolse le tre  barche, scaraventandole negli abissi marini. Sulla spiaggia adiacente al porto le donne aspettavano invano i loro eroici uomini. San Pietro e San Paolo assistettero alla drammatica vicenda. Provando pietà per gli sventurati marinai, li trasformarono in gabbiani, uccelli dalle splendide ali bianche, segnalatori di tempeste ai pescatori che si spingono al largo.

I gabbiani che volano ancora oggi  sul porto di Agropoli sono le anime dei pescatori defunti e con i loro voli indicano l’arrivo di una bonaccia o di una tempesta.  Uccelli docili e mansueti, cui i pescatori offrono spesso cibo, in segno di affetto.

Via : http://www.cilentodamare.it


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