17 Marzo 2010

Già vietato in nord Europa per la sue capacità altamente inquinanti, trova come sostituto la pietra, ovvero i tanti sassi di fiume che abitualmente calpestiamo. Con un semplice accorgimento possiamo trasformare i nostri sassi in efficaci piombi. Scegliamo con cura la forma e il peso , acquistiamo in bigiotteria questi semplici elementi metallici. Successivamente con un uno stucco resistente all’acqua incolliamo il tutto.
Semplice, ecologico, economico
Maurizio Comotti
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26 Ottobre 2009
Antonio Laporta. prova un esca micidiale per la traina e lo spinning . Il MOLIX JUBAR SMART…
Ottima dritta Antonio…
Via : Andiamoapescare.com
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1 Ottobre 2009
Monofili da pesca: i test
Tutti i dati reali sul carico di tenuta dei fili con tanto dei risultati dei test.
L’Eftta è una associazione di settore riservata ai produttori e rivenditori all’ingrosso di materiali ed articoli per la pesca sportiva ed ogni anno organizza una fiera internazionale conosciuta come Efttex, che rappresenta il più prestigioso appuntamento europeo per tutti gli addetti ai lavori. La fiera non è aperta al pubblico e alle ultime edizioni è stato possibile farsi una chiara idea di come è impostato il comparto pesca ricreativa Italiano. Anzitutto non sono presenti i grandi marchi che in Italia, negli ultimi anni, stanno letteralmente spopolando segno inequivocabile che da produttori si stanno trasformando in importatori e distributori. Le grande case Giapponesi hanno piccoli stand in netta controtendenza con i grandi spazi che occupano nella fiere di minor prestigio. Un numero incredibile di piccole aziende satelliti, la maggior parte Cinesi e Koreane che propongono un vasto assortimento di attrezzature, dall’amo al pesciolino finto (minnow) che si distinguono per stand stracolmi di prodotti esposti e fitte delegazioni di ‘guardoni’ che hanno il compito di osservare, carpire ed eventualmente copiare le idee disponibili in altri stand. Ultima nota dolente la totale assenza delle grandi case costruttrici Italiane, sintomo che il made in Italy diverrà con il tempo un prodotto di nicchia, dove la specializzazione sarà sempre minore poiché i costi non sarebbero supportati dai guadagni. In questo scenario, tutt’altro che rassicurante, l’associazione ha disposto un test altamente professionale sulle lenze proposte in commercio dai propri affiliati poiché le lamentele in merito a carichi di rottura del tutto fasulli sono sempre maggiori. Non è emerso nulla di buono. Ecco in sintesi il riassunto dei test:
* L’ 11% delle lenze testate raggiungevano o superavano la resistenza alla rottura fissata
* Il 5% delle lenze testate dimostravano oltre il 50% in meno di resistenza alla rottura di quanto dichiarato
* Il 36% delle lenze testate dimostravano tra il 30% - 50% in meno di resistenza alla rottura di quanto dichiarato
* Il 26% delle lenze testate dimostravano tra il 20% - 30% in meno di resistenza alla rottura di quanto dichiarato
* Il 22% delle lenze testate dimostravano oltre il 20% in meno di resistenza alla rottura di quanto dichiarato
* L’83% delle lenze testate dimostravano tutti i campioni essere al di sotto della loro resistenza alla rottura fissata
* 9% delle lenze testate dimostravano alcuni dei campioni essere al di sotto della loro resistenza alla rottura fissata
* 8% delle lenze testate avevano campioni conformi alla loro resistenza alla rottura fissata
Vittorio Azzano
Via : http://www.sabatoseraonline.it
Guarda le tabelle
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23 Luglio 2009

A quanti di noi è capitato di cappottare in un baleno tutto il tripode con le canne sopra? A me si….qualcuno direbbe : Va bé ma tu sei il solito pasticcione. Vi garantisco che è un esperienza davvero brutta vedere le proprie canne e mulinelli nella sabbia . Ultramarine ha trovato una semplice soluzione ideale per l’agonista o semplicemente per l’amatore. In realtà si tratta di una tavoletta forata anti ribaltamento , che va applicata al piede posteriore. In legno marino ed inattaccabile dalla salsedine può essere usata da appoggio per il secchio porta pesci, garantendo al tripode una enorme stabilità.
Via : http://www.ultramarine.it

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18 Maggio 2009
Ormai in tutte le riviste e nei siti dove viene trattato l’argomento pesca , troviamo sempre la parola flurocarbon. Il flurocarbon è uno speciale monofilo che ha una rifrazione in acqua bassissima. Questo significa che una volta messo in acqua diventa quasi invisibile. I vantaggi sono tanti e i risultati si vedono .In dubbio l’utilizzo notturno, dove la visibilità è già limitata dall’oscurità. Personalmente vi posso garantire che ho pescato saraghi e spigole di notte con uno 0,40 diretto (avevo finito il filo), ma in questo caso è determinante il fattore C. Oltre all’utilizzo come finale per qualsiasi tipo di pesca , dalla pesca al galleggiante al surfcasting . Può essere usato anche per lo spinning sempre come terminale, utilizzando consistenti diametri, che oltre a conferire invisibilità al filo, danno una notevole resistenza all’abrasione e consentono ad esempio la pesca in prossimità di scogliere in tutta sicurezza. Ne esistono in commercio di vari tipi . Alcuni morbidi altri duri dipende dall’utilizzo che ne vogliamo fare. Ma la nota dolente è che in commercio esistono anche differenti flurocarbon, vari mix , e ibridi che alla fine non hanno le caratteristiche tipiche del prodotto. Quando troviamo fluorocarbon a basso prezzo è meglio evitare, probabilmente nel 90% dei casi è una sola. Un semplice test da fare a casa quello di bruciare il fluorocarbon. Un monofilo normale una volta incendiato fa la classica pallina, il fluorocarbon si incenerisce, gocciola e scoppietta. Consiglio il Seguar il migliore,sia per i finali che per inbobbinare, prezzo contenuto altissima qualità con grado di rifrazione inferiore del 60% rispetto agli altri monofili. Molto resistente, rimane invariato il carico di rottura anche dopo un lungo periodo in acqua. Inalterabile da parte della salsedine, ottimo per il mare . Non viene laterato dai raggi U.V. È prodotto dall’azienda giapponese Kureha Chemicals che ha brevettato i fili in fluorocarbon 25 anni fa.
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