Mari saccheggiati, pesci verso l’estinzione

MILANO - Acque cristalline e sane, ma vuote, innaturalmente vuote. Dove sono finiti i pesci? Sui pescherecci delle flotte di pesca industriale. E poi nei mercati ittici. A Tokio un chilo di tonno rosso, usato per il sushi, può essere battuto all’asta anche a 500 euro. Stesso destino per gli squali. Nel mar Mediterraneo la loro presenza è calata del 97 per cento. Gli equipaggi li pescano, tagliano loro le pinne (considerate una prelibatezza della cucina giapponese e cinese) e li ributtano a morire dissanguati in mare. E’ il «finning», pratica cruenta che l’Unione Europea ha messo al bando dal 2003, ma tuttora utilizzata, grazie a permessi speciali, da alcune flotte portoghesi e spagnole.

VERSO LA CATASTROFE - «Nei mari è in atto un saccheggio, che porterà alla scomparsa della maggior parte dei pesci entro il 2048». «Gli stock di alcune specie, il tonno in testa, si azzereranno entro incalzati dai ritmi della pesca industriale, praticata legalmente e illegalmente». «Sarà garantito il diritto al cibo per le future generazioni? E quale sarà il danno gastronomico?». Domande e denunce che vengono da sette fra enti e associazioni: il Wwf, Greenpeace, Shark Alliance, Slow Food, Verdeacqua, l’ Istituto per gli Studi sul Mare di Milano, il Gruppo Ricercatori Italiani sugli Squali, con il contributo di Lifegate radio e dello scultore Gianni Depaoli. I loro esperti si stanno confrontando in questi giorni all’Acquario di Milano, in un ciclo di conferenze che si concluderà il 10 marzo e le cui registrazioni saranno poi disponibili online. «Stiamo combattendo una guerra contro il pesce. E la stiamo vincendo» dice uno dei protagonisti del documentario The end of the line girato da Rupert Murray sulla base delle inchieste di Charles Clover, giornalista scientifico del Daily Telegraph e tra i primi a denunciare i rischi dell’impoverimento dei mari.

Via : http://www.corriere.it/

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