SOS MARE MEDITERRANEO, MINACCIA CLIMA E’ REALTA

OSSERVATORIO MEDUSE;GRANDE SPIAGGIAMENTO IN LIGURIA

di Elisabetta Guidobaldi

Caldo, mucillagini, invasioni di specie da lidi diversi e lontani, alterazioni degli stock di pescato. E’ Sos Mediterraneo. E nella stagione del cambiamento climatico sembra ormai certo che le parole della famosa canzone di Piero Focaccia negli anni Sessanta ‘Stessa spiaggia stesso mare’ non valgano più almeno per quanto riguarda le nostre acque. A lanciare l’allarme rosso per il Mare Nostrum è Greenpeace in un inedito dossier dal titolo ‘Un mare d’inferno-il Mediterraneo e il cambiamento climatico’ che per la prima volta mette tutte insieme, nero su bianco, le emergenze documentate scientificamente.

“Per il Mediterraneo finora abbiamo per così dire navigato per ’spot’, cioé a seconda dei singoli allarmi. Ora invece - ha detto all’ANSA Alessandro Giannì responsabile campagne Greenpeace e curatore del dossier - abbiamo finalmente il quadro completo di quello che succede a tavola, nel turismo, nell’ambiente”. In particolare, scrive Greenpeace “il Mediterraneo è già cambiato e in peggio”.  Ecco la fotografia scattata da Greenpeace:

- EFFETTO CALDO:
Il Mediterraneo rappresenta meno dell’1% della superficie marina globale ma ospita dal 5 al 15 per cento della biodiversità marina nota. Questo ‘punto caldo’ di diversità biologica è anche un punto caldo per i rischi climatici. In particolare negli strati profondi del Mediterraneo è stato dimostrato un aumento annuo di temperatura dell’ordine di 0,004 gradi ma “più in superficie, e lungo le coste, l’aumento delle temperature è di gran lunga maggiore. L’aumento medio registrato nel bacino nord-occidentale è di un grado negli ultimi 30 anni, mentre l’ondata di calore del 2003 è stato l’evento più caldo registrato sott’acqua (oltre che su terraferma in Europa) degli ultimi 500 anni”. Le conseguenze sono sulla pesca ma anche su specie di spugne, coralli (compreso il corallo rosso) e gorgonie.

- SOS SICUREZZA A TAVOLA:
Aumento delle temperature, variazioni delle precipitazioni e quindi degli apporti di nutrienti dei fiumi, così come le possibili modifiche alle correnti, sono stati variamente correlati (assieme alla pesca eccessiva) alla diminuzione delle popolazioni di specie ittiche di importanza commerciale. La pesca ai piccoli pelagici, come le acciughe è sensibile alle alterazioni del clima. La notevole diminuzione dello stock delle acciughe in Adriatico negli anni Ottanta, crollate da 640mila a 16mila tonnellate, sarebbe in gran parte spiegabile da cambiamenti nelle condizioni idroclimatiche.

- INVASIONI BIOLOGICHE E SPECIE ‘ALIENE’:
Le specie ‘aliene’ fino a pochi anni fa erano specie totalmente sconosciute nel Mare Nostrum e di provenienza subtropicale, penetrate da Gibilterra ma soprattutto dal Canale di Suez. Una colonizzazione “considerevolmente aumentata negli ultimi 15 anni”. Molte sono oggetto di pesca commerciale (come alcuni crostacei in Israele, Libano e Siria) ma a volte si tratta di brutte sorprese come tre specie di pesci palla (tossici) che hanno avuto una crescita ‘esplosiva’ nel bacino orientale e sono state già segnalate anche in Italia. Per non parlare delle alghe Caulerpa taxifolia (o alga killer) e la più abbondante ormai Caulerpa racemosa che si trova in gran parte dei fondali costieri rocciosi italiani (di solito tra 5 e 30 metri), entrambe note per alterare gli ecosistemi dei fondali. C’é anche chi a temperature più calde si espande come la donzella pavonina che, proveniente dal Mediterraneo orientale, è stato segnalato per la prima volta nel 1988 nell’Alto Tirreno: si ritiene che il suo ‘fronte di distribuzione’ sia avanzato di almeno 1.000 km. Ma sono circa 50 le specie che mostrano una evidente alterazione della loro distribuzione e non solo nel Tirreno.

- LA CURA DEI PARCHI:
‘Cura’ dei parchi marini per fermare il futuro “più caldo, arido e ostile” del Mediterraneo. Nell’appello Greenpeace sottolinea l’urgenza di rendere i nostri mari “più ‘robusti’ e resistenti al cambiamento in corso”. E uno degli strumenti più efficaci, afferma Alessandro Giannì, “é la realizzazione di una rete di riserve marine”. Sono 32 quelle d’altura da realizzare nelle aree più sensibili del Mediterraneo per il 2012 al più tardi. “In fondo - afferma Giannì - il Mar Mediterraneo è la nostra assicurazione contro un futuro imprevedibile, che sarà più caldo, arido e ostile”.

via :http://www.ansa.it

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