Innescare la camola
22 Giugno 2009Diga di punta riso sbarrata: decine di pescatori in rivolta
22 Giugno 2009Brindisi – “Con la chiusura della diga non ci rimane più nessun posto dove andare a pescare in tutta tranquillità, nelle altre città d’Italia la pesca sportiva viene tutelata sotto ogni punto di vista. A Brindisi, invece, gli spazi dove praticare questo sport, si sono ridotti a zero”. Hanno il dente avvelenato le centinaia di pescatori brindisini e non, che da diversi anni utilizzano la diga di Punta Riso, sulla costa nord, per esercitare il loro hobby e che venerdì scorso hanno trovato il cancello che ne delimita l’ingresso sigillato con un lucchetto. Il loro commento in merito non è stato dei migliori e la delusione è stata davvero forte. Chiedono spiegazioni.“Sul cemento dei blocchi che danno forma alla diga di Punta Riso c’è il nome di tutti i brindisini, la passione per la pesca accomuna cittadini di tutte le età, uomini e donne, chiuderne l’ingresso è un vero e proprio sopruso, per anni è stato l’unico riferimento per la pesca sportiva – afferma Antonio Baglione – non si conoscono i motivi della chiusura ma almeno che ci indichino un altro posto dove poter pescare in tutta tranquillità senza che si corra il rischio di andare incontro a multe.
Nei giorni scorsi mi sono recato in capitaneria per chiedere indicazioni sulle zone consentite per la pesca e mi hanno risposto che non ce ne sono. Tutto questo è veramente assurdo”.I veterani, coloro che fin da piccoli seguendo le orme di papà e nonni hanno imparato ad amare questo particolare sport, ricordano che cinquant’anni fa Brindisi (quando davvero la si poteva definire “Città d’acqua”), era piena di zone marittime consentite per la pesca e loro a pesca ci andavano con la lenza e la canna di bambù: “C’era il porto, poi canale Pigonati, costa Morena, Capo Bianco e “mare misti” – ricordano Osvaldo Sciurti e Rino Giansante noto a tutti come “Rino Malitiempu” – pian piano sono state chiuse e destinate ad altri usi, non sono state sostituite”.L’unica rimasta era la diga artificiale di Punta Riso, sulla costa nord, costruita per difendere la città dalla furia del mare e che poi è diventata una postazione di pesca molto redditizia e di facile accesso. Fino a venerdì scorso era il punto di riferimento e il luogo di ritrovo di tutti i pescatori della città e non solo: “Rientra nelle mappe nazionali della pesca sportiva e qui ci vengono appassionati di tutta la penisola, al suo interno si organizzano gare di importanza nazionale e, ormai, la conoscono proprio tutti – continuano a spiegare Osvaldo Sciarti, Rino Giansante e Antonio Baglione – doveva essere rivalutata e invece è stata chiusa. Nessun cartello indica il motivo di questa disposizione”.
Via : http://www.senzacolonne.it/
Un piccolo pesce che apprende dai propri simili
21 Giugno 2009
Una ricerca suggerisce che lo spinarello nordico possa avere una capacità di “apprendimento sociale” assai sofisticata che si sarebbe evoluta per effetto di una forte pressione selettiva
Lo spinarello nordico (Pungitius pungitius) è un pesce diffuso in gran parte delle acque dell’Europa che dimostra capacità di apprendimento non comuni, e in qualche modo assimilabili a quelle dell’essere umano.
Secondo quanto mostrato da una ricerca effettuata grazie a una collaborazione della St Andrews University e dell’Università di Durham il piccolo pesce è in grado di osservare il comportamento dei propri consimili e di compiere scelte utili per individuare le migliori fonti di cibo.
Nel corso della ricerca sono stati catturati circa 270 esemplari di spinarello nordico, suddivisi poi in tre gruppi sperimentali e in un gruppo di controllo.
Dai test effettuati circa il 75 per cento dei pesci ha mostrato di poter apprendere osservando i compagni quale fosse l’alimentatore in grado di fornire la maggiore quantità di cibo nonostante il tentativo dei ricercatori di ingannarli in precedenti test di esperienza diretta in cui ciascun esemplare aveva appreso come il miglior sito di reperimento del cibo fosse in quel caso un altro.
Le conclusioni della ricerca suggeriscono che il pesce possa avere una capacità di “apprendimento sociale” assai sofisticata che si sarebbe evoluta, secondo gli studiosi, per effetto di una forte pressione selettiva. L’anatomia del pesce non sembra infatti offrire sufficienti garanzie per poter affrontare i predatori o sfuggire loro durante l’approvvigionamento di cibo nel caso in cui si trovi da solo. Tale circostanza ha perciò fatto emergere una capacità di pianificazione delle strategie per la ricerca delle fonti di nutrimento.
Si tratterebbe così di un’ulteriore prova di come i meccanismi cognitivi che stanno alla base dell’evoluzione culturale cumulativa siano molto più diffusi nelle specie non umane di quanto ritenuto finora e che le grandi dimensioni del cervello non siano un requisito necessario per tale processo.
“I piccoli pesci possono avere cervelli piccoli ma sono dotati di notevoli capacità cognitive”, ha spiegato Jeremy Kendal. ricercatore del Dipartimento di antropologia della Durham e coautore dell’articolo pubblicato sull’ultimo numero della rivista “Behavioral Ecology”. “Questi pesci ovviamente non sono affatto simili agli esseri umani, ma hanno una capacità confrontabile con la nostra di imitare i propri simili quando si rendono conto che la ricompensa del comportamento osservato è migliore del proprio”.
Montare un galleggiante fisso
20 Giugno 2009Siamo all’ ABC ma come al solito piccole cose fanno grandi differenze. Vi mostriamo come si fissa un galleggiante alla lenza. Ci vogliono tre tubicini di circa 4 mm di lunghezza. Un trucco far fuoriuscire l’ultimo tubicino quello alla base per qualche millimetro. Impedendo alla lenza stessa di aggrovigliarsi al galleggiante. Un piccolo sistema antigroviglio.
Scritto da planetpesca.com